Il tema centrale del Congresso è il riconoscimento del ruolo dell’Avvocato nella Costituzione.  Della quale è stato, alla fine del passato millennio,  novellato l’art. 111/2 Cost., introducendosi  il principio della “celerità del processo”, rimasto però lettera morta.
In disparte la mancata ideale collaborazione di taluni magistrati e di altri operatori della Giustizia, dobbiamo onestamente ammettere che l’eccessivo numero di avvocati costituisce –della lentezza della Giustizia- una concausa, e non la meno rilevante.
Per l’evidente motivo che, mantenendosi fermo il fisiologico contenzioso (che anzi è semmai diminuito per la crisi),  e crescendo in modo esponenziale il numero degli avvocati, alcuni di questi sono portati, pro domo sua, a “creare” cause inutili e dannose, per i loro clienti e per l’intero sistema.
A non dire che l’enorme numero di avvocati crea un’eccessiva concorrenza, fonte di problemi economici per i meno fortunati, o meno scaltri. E comunque di problemi per tutti di sostenibilità del sistema pensionistico.
Nella corsa al Cliente, numerosi sono gli illeciti deontologici, tanti da rendere difficile il compito di coloro i quali facciamo parte dei Consigli Distrettuali di Disciplina.
Da ultimo, appare gravemente censurabile, da parte del cd. Governo del Cambiamento, la ennesima proroga all’entrata in vigore della legge (247 del 2012) che vieta per l’esame di Stato l’uso dei codici annotati con la giurisprudenza.
Aver invitato, e continuare ad invitare giovani dottori in giurisprudenza a partecipare a un pranzo che non c’è –e non ci sarà-, è a mio avviso un grave errore imputabile anche all’Avvocatura.
Ineluttabile che “gli invitati al pranzo che non c’è”, verificata la mancanza, si sentiranno traditi, e si ribelleranno alle elite –che appelleranno “caste”. E sarà ancora più difficile, se non impossibile, pensare di ordinare il Sistema Giustizia.

Carlo V, ai primi di ottobre del 1541, pressato da folla vociante e petulante che chiedeva titoli e onorificenze, pronunziò la frase “Todos Caballeros”.
Dopo quasi cinque secoli, sembra di sentire, da balconi madrileni e romani, “Todos Abogados”: che  pero NON deve esser il nostro motto.

Più che alla quantità di Avvocatura,  necessita puntare sull’Avvocatura di Qualità.
Introducendo nell’esame di Stato la preselezione informatica, rendendo ancora più rigorosi i controlli sulla efficacia, efficienza, e continuità della pratica forense, riducendo le sedi di esame.

Ecco, il prossimo Congresso (che spero sia celebrato in una cornice bella come questa, ma mi pare difficile) mi piacerebbe fosse intitolato: “Avvocati non in quantità, ma di qualità”.

Be Sociable, Share!