Nel 2008  il Comune di Paternò concedeva all’Impresa Ventura Antonino il diritto di superficie ad aedificandum su un’area sita nel Comune di Paternò zona Scala Vecchia, Palazzolo al fine di realizzare 40 alloggi di edilizia economica e popolare con relative pertinenze ed accessori. Nel 2009 l’impresa Ventura acquisiva le aree oggetto della Convenzione, corrispondendo ai proprietari 286.000 euro. Nel 2011 il Comune di Paternò pronunciava l’espropriazione definitiva delle aree, approvava il progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione e rilasciava la concessione edilizia per la costruzione di n. 40 alloggi. L’impresa Ventura iniziava i lavori, ma, per problematiche insorte nel finanziamento, rinunziava al progetto: onde nel  2015 il Comune di Paternò comunicava all’impresa Ventura di voler procedere alla revoca dell’assegnazione dell’area con relativa declaratoria di decadenza della Convenzione. L’impresa Ventura non si opponeva alla declaratoria e chiedeva il rimborso delle somme versate per l’acquisizione delle aree, detratta la penale del 10 %.   Con determina dirigenziale del 16.06.2016 il Comune pertanto revocava l’assegnazione delle aree e dichiarava la risoluzione della Convenzione:  non procedeva però al rimborso in favore dell’Impresa Ventura delle somme dovutegli.

Onde, dopo aver atteso quasi un anno, Il 14.04.17 il Ventura, difeso dall’avv. Dario Seminara, depositava ricorso per decreto ingiuntivo che  otteneva  per euro 257.828 oltre accessori.  Il Comune proponeva opposizione al decreto ingiuntivo, esercitando il suo diritto di far definire il giudizio dal nominando collegio arbitrale.  Il  Collegio Arbitrale quindi costituito dichiarava integralmente fondata la domanda dell’Impresa Ventura e condannava il Comune di Paternò a pagare euro 257.828,40 quale somma versata per l’acquisizione delle aree,   oltre interessi   dal 14.04.17 (data di presentazione del ricorso per d.i) al tasso previsto dal d.lgs. 231/02, oggi pari all’ 8 % annuo.   E pure  condannava il Comune al pagamento delle spese legali in favore dello Studio legale Seminara & Associati; alle spese di funzionamento del Collegio Arbitrale,  nonché al danno per lite temeraria,  ex art. 96 comma 3 c.p.c., in  euro 5.000: ciò per aver “il Comune tenuto un comportamento reiteratamente dilatorio, di sostanziale resistenza passiva alle giuste pretese della controparte, e ciò sia perché ha remorato la costituzione del Collegio arbitrale, non procedendo, come avrebbe dovuto, alla nomina del proprio arbitro e alla nomina congiunta del Presidente;  sia per aver resistito nel presente giudizio svolgendo eccezioni (la riconvenzionale disattesa) in palese contrasto col proprio stesso comportamento, e pertanto palesemente infondate”.

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